Presentazione

Creazione di Moneta, Spesa pubblica, Politiche fiscali e Benessere sociale” desidera essere un piccolo contributo di riflessione sull’attuale situazione di grave difficoltà in cui versano diversi paesi, con particolare riferimento al contesto europeo ma non solo, evidentemente, e su quella che può essere una nuova chiave di analisi utile al superamento dell’attuale crisi economica e sociale, esacerbata, da ultimo, dalla grave crisi sanitaria conseguente alla diffusione della pandemia da Coronavirus o Covid-19.

L’idea di fondo, che guida la lettura di questo lavoro, risiede nella constatazione che le entità di tipo statuale (siano esse nazionali che sovra nazionali) devono poter utilizzare, in modo congiunto e coordinato, le due principali leve di politica economica che hanno a disposizione e, cioè, la leva monetaria e quella fiscale.

Lo scopo è di mantenere e favorire un benessere economico, non fine a se stesso, ma, invece, rispettoso della sua primigenia finalità, che è quella di soddisfacimento dei bisogni umani e sociali.

Le dinamiche economiche degli ultimi decenni, oggi, mostrano in modo chiaro come, invece, lo sviluppo dei mercati, (e delle conseguenti relazioni economiche), siano stati guidati da logiche finanziarie e politiche commerciali competitive, che hanno portato ad un progressivo impoverimento sociale ed indebitamento degli stati.

Le “soluzioni”, che attualmente vengono proposte ed auspicate dagli organismi internazionali, per superare tale Stato di crisi, fanno leva sulla c.d. austerità, quale unica ricetta e strada verso il risanamento.

Nonostante le recenti aperture, dato il drammatico contesto attuale, da parte delle Autorità europee, al non rispetto dei vincoli di bilancio ed all’utilizzo marcato della leva monetaria, le logiche di fondo paiono essere sempre le medesime, ovverosia logiche tese, comunque alla creazione di debito a carico degli stati e quindi dei cittadini.

A meno che la futura “ricostruzione” non sia in grado di produrre una “crescita” economica poderosa, comunque oggi non sostenibile, necessariamente l’azione dei governi dovrà prendere in considerazione i risparmi di spesa pubblica.

Ma oggi constatiamo molto bene come i tagli alla sanità, all’istruzione, alle pensioni, insomma, i tagli a quelle spese che danno motivo di esistere ad uno Stato (concepito quale ente esponenziale degli individui cui ad esso appartengono) non possono che, alla fine, impoverire il tessuto sociale, sia da un punto di vista economico che di relazioni umane, svuotando pericolosamente di significato la ragion d’essere di un vivere civile coeso e solidale e le cui drammatiche conseguenze sono sotto i nostri occhi.

L’austerità, (da non confondersi con la prudenza e saggezza economica, finalizzate ad evitare sprechi nella spesa pubblica), sembra venire imposta al solo o principale fine di poter ripagare i debiti generati da un sistema finanziario deregolamentato e da modelli mercantilisti perseguiti senza considerare il vero bene complessivo delle nazioni.

Ecco che, allora, unificare, in capo allo Stato (inteso anche quale entità sovra nazionale) le due politiche, fiscale e monetaria, come sue importanti prerogative, significa restituire al medesimo quella dignità e funzione sociale essenziali alla sua stessa esistenza; tanto che esso, in talune particolari situazioni di crisi socio economica, possa anche giungere a “spezzare il criterio o paradigma del debito”, al fine di favorire e garantire, per quanto possibile, un’esistenza libera e dignitosa degli individui.

Mauro Franchi